Bellini coniuga il plasticismo metafisico di Piero della Francesca e
il realismo umano di Antonello da Messina (non quello esasperato dei Fiamminghi)
con la profondità cromatica tipica dei Veneti, aprendo la strada
al cosiddetto "tonalismo" veneto. Viene inoltre influenzato
dal cognato Andrea Mantegna, che lo fa entrare in contatto con le innovazioni
del Rinascimento fiorentino. Sempre Mantegna, con cui ha modo di lavorare
a contatto nel soggiorno padovano, lo influenza nell'espressività
dei volti e nella forza emotiva che trasmettono i paesaggi sullo sfondo.
A Padova, Bellini conosce inoltre la scultura di Donatello, che in questo
periodo imprime una carica espressionistica alla sua opera (vedi S. Maddalena),
avvicinandosi ad uno stile più vicino all'ambiente del Nord. Bellini
porta quindi grandi innovazioni nella pittura veneziana, quando il padre
Jacopo e il fratello Gentile erano ancora legati alla ieracità
bizantina, e al tardo gotico che a Venezia, nell'architettura, inizia
a tramontare solo a partire dal 1470.
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