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PITTORI MODERNI

Sandro Botticelli

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Sandro Botticelli, vero nome Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (Firenze, 1 marzo 1445 – Firenze, 17 maggio 1510), è stato un pittore italiano.

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Sandro Botticelli nacque e visse in un luogo e in una famiglia modesti. Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467 circa; risalgono infatti a questo periodo tutta una serie di Madonne che rivelano la diretta influenza del maestro sul giovane allievo. Appunto pare che la primissima opera attribuitagli sia la Madonna col Bambino e un angelo. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio. Ed infine anche il contrasto tra le tendenze di pensiero del tempo, di cui l’artista poteva essere il rappresentante dell’una o dell’altra, stravolgendo anche l’idea dell’arte che fino ad allora era stata ricordo in generale della storia, risultò determinante per la formazione del Botticelli: venne definito infatti l’interprete del neoplatonismo ficiano. La sua pittura però, nonostante ciò, contiene, aldilà della bellezza ideale, elemento fondamentale di questa tendenza di pensiero, richiami a problemi di ogni tipo; soprattutto maggior rilievo viene dato all’antitesi tra natura e storia, risolto dall’opera del 1470, la Giuditta, anch’essa ancora influenzata stilisticamente dall’ultimo Lippi: lei, come volevano i canoni della corrente neoplatonica, rappresenta la più alta espressione della bellezza fisica, ma interiormente esprime invece un sentimento di malinconia, che si ripercuote nella luce tremula dell’alba; dunque si ha un senso di vuoto del paesaggio che ci suggerisce un’ immagine della natura vuota, senza storia, dove tutto avviene senza una volontà che decida. Ecco dunque cosa accade se la storia viene abbandonata e distaccata dalla natura. Infine a questo primo periodo appartiene il San Sebastiano, opera in cui Botticelli sottolinea un altro aspetto della sua corrente, i cui massimi esponenti erano Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, secondo i quali la realtà era costituita dalla combinazione di due grandi princìpi, il divino da una parte e la materia inerte dall'altra; l'uomo così occupava nel mondo un posto privilegiato perché attraverso la ragione poteva giungere alla contemplazione del divino, ma anche recedere ai livelli più bassi della sua condizione se guidato solo dalla materialità dei propri istinti. In questa opera dunque Botticelli, oltre come sempre ad esaltare la bellezza corporea, vuole sia distaccare la figura sospesa a mezz’aria del santo, dalla mondanità del mondo, risaltandolo con quella luce ai margini che lo avvicinano al cielo e alla trascendenza, inafferrabile ma sempre da ricercare secondo lui, contrariamente da come dava eccessiva luce Piero della Francesca, sia evidenziare, come ha fatto più esplicitamente Piero del Pollaiolo nell’analogo dipinto, la malinconia che emerge dall’offesa che il mondo non comprensibile di questi ideali ha attuato nei confronti di San Sebastiano.(interpretazione filosofica Filippo Gorgone)

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