Sandro Botticelli nacque e visse in un luogo e in una famiglia modesti.
Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo
Lippi dal 1464 al 1467 circa; risalgono infatti a questo periodo tutta
una serie di Madonne che rivelano la diretta influenza del maestro sul
giovane allievo. Appunto pare che la primissima opera attribuitagli sia
la Madonna col Bambino e un angelo. Risultarono però determinanti
nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche
le influenze ricevute da Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio.
Ed infine anche il contrasto tra le tendenze di pensiero del tempo, di
cui lartista poteva essere il rappresentante delluna o dellaltra,
stravolgendo anche lidea dellarte che fino ad allora era stata
ricordo in generale della storia, risultò determinante per la formazione
del Botticelli: venne definito infatti linterprete del neoplatonismo
ficiano. La sua pittura però, nonostante ciò, contiene,
aldilà della bellezza ideale, elemento fondamentale di questa tendenza
di pensiero, richiami a problemi di ogni tipo; soprattutto maggior rilievo
viene dato allantitesi tra natura e storia, risolto dallopera
del 1470, la Giuditta, anchessa ancora influenzata stilisticamente
dallultimo Lippi: lei, come volevano i canoni della corrente neoplatonica,
rappresenta la più alta espressione della bellezza fisica, ma interiormente
esprime invece un sentimento di malinconia, che si ripercuote nella luce
tremula dellalba; dunque si ha un senso di vuoto del paesaggio che
ci suggerisce un immagine della natura vuota, senza storia, dove
tutto avviene senza una volontà che decida. Ecco dunque cosa accade
se la storia viene abbandonata e distaccata dalla natura. Infine a questo
primo periodo appartiene il San Sebastiano, opera in cui Botticelli sottolinea
un altro aspetto della sua corrente, i cui massimi esponenti erano Marsilio
Ficino e Pico della Mirandola, secondo i quali la realtà era costituita
dalla combinazione di due grandi princìpi, il divino da una parte
e la materia inerte dall'altra; l'uomo così occupava nel mondo
un posto privilegiato perché attraverso la ragione poteva giungere
alla contemplazione del divino, ma anche recedere ai livelli più
bassi della sua condizione se guidato solo dalla materialità dei
propri istinti. In questa opera dunque Botticelli, oltre come sempre ad
esaltare la bellezza corporea, vuole sia distaccare la figura sospesa
a mezzaria del santo, dalla mondanità del mondo, risaltandolo
con quella luce ai margini che lo avvicinano al cielo e alla trascendenza,
inafferrabile ma sempre da ricercare secondo lui, contrariamente da come
dava eccessiva luce Piero della Francesca, sia evidenziare, come ha fatto
più esplicitamente Piero del Pollaiolo nellanalogo dipinto,
la malinconia che emerge dalloffesa che il mondo non comprensibile
di questi ideali ha attuato nei confronti di San Sebastiano.(interpretazione
filosofica Filippo Gorgone)
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