Raffaello nacque a Urbino «l'anno 1483, in venerdì santo,
a ore tre di notte, d'un Giovanni de' Santi,riceve la rua formazione nella
bottega del padre e , a Perugia, in quella di Pietro Perugino. Nell'autunno
del 1504 si trasferisce a Firenze dove operano Leonardo e Michelangelo;
qui vive fino al 1508 quando è chiamato a Roma da Papa Giulio II.
Giovanni non era un pittore molto eccellente, ma sibbene uomo di buono
ingegno ed atto a indirizzare i figliuoli per quella buona via che per
mala fortuna sua non era stata mostra nella sua gioventù».
Raffaello (ritratto bambino dal padre nella Cappella Tiranni in Cagli)
fu il primo e unico figlio di Giovanni Santi e di Magia di Battista di
Nicola Ciarla, la madre che morirà di lì a poco, il 7 ottobre
1491. Il padre, ben noto nella città di Urbino, pittore e autore
di una storia della pittura contemporanea in versi, si risposò
poco dopo con una certa Bernardino, dalla quale ebbe la figlia Elisabetta.
Raffaello apprese i primi insegnamenti di disegno e pittura nella bottega
del padre, In realtà, Raffaello era solo undicenne quando il padre
morì il 1º agosto 1494, e non è noto attraverso quali
vie il giovanissimo pittore arrivò a far parte della bottega del
Perugino: non sembra infatti credibile la notizia del Vasari secondo la
quale Raffaello sia stato allievo del Perugino ancora prima della morte
del padre e persino di quella della madre.
È tuttavia certo che «studiando Raffaello la maniera di Pietro,
la imitò così appunto e in tutte le cose, che i suoi ritratti
non si conoscevano dagli originali del maestro, e fra le cose sue e di
Pietro non si sapeva certo discernere». Le ultime tendenze della
critica si concentrano proprio sugli anni giovanili, prendendo in esame
la prevalenza, nella formazione di Raffaello, del rapporto con il padre,
con la sua bottega e soprattutto con la grande cultura che ha come epicentro
il Palazzo Ducale con le sue collezioni darte Si è ritenuto
di vedere un suo intervento nella tavola della Natività della Madonna
della chiesa di Santa Maria Nuova a Fano, compiuta nel 1497, e negli affreschi
del Collegio del Cambio a Perugia, del 1498, ma sembra che la sua prima
opera cui possa darsi un reale credito attributivo sia la Madonna del
Bambino, affrescata nella stanza in cui si crede sia nato, in casa Santi
a Urbino, databile al 1498 (e che fino a pochi anni addietro si riteneva
opera del padre, che avrebbe raffigurato nei personaggi lo stesso Raffaello
e la prima moglie Magia Ciarla). Il 10 dicembre 1500 il magister Rafael
Johannis Santis de Urbino ed Evangelista da Pian di Meleto ricevettero
dalle suore del convento di Sant'Agostino a Città di Castello la
commissione della Pala del beato Nicola da Tolentino, terminata il 13
settembre 1501. Danneggiata da un terremoto nel 1789, fu smembrata e dispersa
- le due tavole con i miracoli del beato a Detroit e quella dell' Eterno
al Museo di Capodimonte sono attribuite a Evangelista - si riconosce senz'altro
come parte di quella pala e di sua mano l' Angelo conservato nella Pinacoteca
Tosio-Martinengo di Brescia; anche il frammento dell' Angelo del Louvre
è attribuito a Raffaello.
Resurrezione, olio su tavola, 52 x 44 cm, 1501, Museu de Arte, San Paolo
Manca la documentazione sulle opere datate intorno al 1501: la Madonna
leggente col Bambino e la Madonna col Bambino e i santi Gerolamo e Francesco
di Berlino, e il San Sebastiano dell'Accademia Carrara di Bergamo, tutte
di impianto peruginesco, mentre la commissione fattagli in quell'anno
dalle clarisse di Monteluce, presso Perugia, di una Incoronazione della
Madonna non fu da lui mai portata a compimento e la tavola, infine eseguita
da Giulio Romano, fu consegnata alle suore soltanto cinque anni dopo la
morte del Maestro. La Resurrezione di San Paolo del Brasile si trovava
nell'Ottocento in una collezione scozzese e fu venduta al Museo brasiliano
come opera di Mariano di ser Austerio; la critica, già divisa nell'attribuzione
fra Perugino e Raffaello, è attualmente concorde nell'attribuirla
all'urbinate, ravvisandovi bensì una chiara ispirazione del maestro
di Città della Pieve, uniti tuttavia a riferimenti al Pinturicchio
- nel paesaggio, nei particolari della decorazione del sarcofago e nella
preziosità delle vesti dei personaggi - secondo l'indicazione del
Longhi, sostenitore di un influsso, nei primi anni del secolo, dei modi
del raffinato maestro perugino.
Ancora motivi del Perugino sono presenti nella Crocefissione con due angeli,
la Madonna e i santi Gerolamo, Maddalena e Giovanni Evangelista, che fu
dipinta per la chiesa di San Domenico di Città di Castello ed è
conosciuta come "Crocefissione Gavari" dal nome della famiglia
committente o anche Crocefissione Mond dal nome del collezionista inglese
che la vendette alla National Gallery di Londra nel 1924, reca ai piedi
della croce la firma «Raphael Urbinas P.». L'Incoronazione
della Vergine o «Pala Oddi», perché commessa nel 1502
da Maddalena degli Oddi per la chiesa perugina di San Francesco, finì,
dopo la requisizione fatta dai Francesi nel 1797, alla Pinacoteca Vaticana.
Non convince la disposizione a due piani - gli apostoli dal basso guardano
all'incoronazione che avviene in cielo - mentre Raffaello si sforza di
variare atteggiamenti ed espressioni, testimoniando così una ricerca
personale. Per la chiesa di San Francesco di Città di Castello
fu commesso dalla famiglia Albizzini lo Sposalizio della Vergine, dove
rimase fino al 1798 per passare all'Accademia di Brera nel 1806; compiuto
nel 1504, è firmato nel fregio del portico del tempio «Raphael
Urbinas». È debitore di due dipinti del Perugino: della Consegna
delle chiavi della cappella Sistina e soprattutto dell'analogo Sposalizio,
ora a Caen, che il Maestro umbro aveva appena dipinto per la Cattedrale
di Perugia. Raffaello alleggerisce e insieme rende più imponente
l'architettura del tempio che, allontanato prospetticamente, assume la
funzione di asse di riferimento alla disposizione circolare delle figure
in primo piano.
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