Il pittore siciliano, fra i più rappresentativi del Novecento
europeo, nacque il giorno di Santo Stefano del 1911 nella cittadina siciliana
di Bagheria. Il padre, il cavaliere Gioacchino Guttuso, era agrimensore
e di lui, nella collezione donata al Comune di Bagheria, esistono vari
ritratti: il primo, addirittura risalente al 1925, dimostra il genio precoce
dell'artista; altri con riga e squadra ne sottolineano la professione
e l'ammirazione per l'uomo tutto d'un pezzo appassionato nelle lettere
e nelle arti, con il culto della libertà trasmessagli dal padre
Ciro che aveva combattuto con Garibaldi. L'adolescenza borghese è
fitta di stimoli per il futuro pittore.
Simbolo del Partito Comunista Italiano disegnato da Guttuso Il giovane
Guttuso abita in una casa vicino alle ville Valguarnera e Palagonia, di
cui ritrarrà particolari in quadri successivi e s'ispira agli scogli
dell'Aspra e tra le gite al mare e i primi amori vive tutta la crisi siciliana
del dopoguerra in cui comincia a delinearsi lo scempio architettonico
e sociale. A Palermo e nella stessa Bagheria vede in completa decadenza
la nobiltà delle splendide ville settecentesche, coi loro mostri
famosi e l'avanzare di un vero massacro urbanistico e di lotte di potere
all'interno del comune che scuotono il temperamento di Guttuso, mentre
la famiglia viene segnata da ristrettezze economiche a causa dell'ostilità
di clericali e fascisti nei confronti del padre di Renato.
Questi, sentendo sempre più forte l'inclinazione alla pittura,
si trasferì a Palermo per gli studi liceali e poi all'Università
(dove lo troviamo iscritto ai GUF, vincendo anche un Littoriale della
cultura e dell'arte), mentre la sua formazione si modella sulle correnti
figurative europee, da Courbet a Van Gogh a Picasso e lo porta a Milano
e a viaggiare per l'Europa. Nel suo espressionismo si fanno via via sempre
più forte non solo i motivi siciliani come i rigogliosi limoneti,
l'ulivo saraceno, il Palinuro, tra mito e solitudine isolana che, inviati
nel '31 alla I Quadriennale di Roma, confluirono in una collettiva di
sei pittori siciliani accolti dalla critica dice Franco Grasso
nella citata monografia come una rivelazione, un'affermazione
siciliana. Tornato a Palermo apre uno studio in Corso Pisani e con
la pittrice Lia Pasqualino e gli scultori Barbera e Nino Franchina forma
il Gruppo dei Quattro. Rifiutato ogni canone accademico, con le figure
libere nello spazio o la ricerca del puro senso del colore, Guttuso s'inserisce
nel movimento artistico Corrente, che con atteggiamenti scapigliati
s'oppone alla cultura ufficiale e denota una forte opposizione antifascista
nelle scelte tematiche negli anni della guerra di Spagna e che preparano
la seconda guerra mondiale.
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