Nato da Elisabetta Costa, originaria bellunese e da padre ignoto, la
madre sposò nel 1900 Bonfiglio Laccabue, originario di Reggio Emilia
che legittimò il figlio Antonio dandogli il proprio cognome, che
nel 1942 il pittore cambierà in Ligabue. Nel 1901 fu affidato ad
una famiglia affidataria, gli Hasserman. Nel 1913 morirono tragicamente
la madre, Elisabetta, e 3 fratellastri. Entrò in un collegio di
ragazzi portatori di handicap, ma nel 1915 ne fu espulso. Iniziò
a lavorare saltuariamente come contadino e condusse una vita errabonda.
Dopo un vivace alterco con la madre affidataria fu ricoverato in una clinica
psichiatrica. Nel 1919, su denuncia della Hasserman, fu espulso dalla
Svizzera. Da Chiasso fu condotto a Gualtieri, paese d'origine del padre
adottivo, ma, non sapendo una parola d'italiano, fuggì dal paese
tentando di tornare in Svizzera. Riportato nel paese, visse del soccorso
del Comune nell'Ospizio di mendicità Carri. Nel 1920 gli fu offerto
un lavoro agli argini del Po e proprio in quel periodo iniziò a
dipingere. Nel 1928 incontrò Renato Marino Mazzacurati il quale
ne comprese l'arte genuina e gli insegnò l'uso dei colori ad olio
guidandolo verso la piena valorizzazione del suo talento. In quegli anni
si dedicò completamente alla pittura, continuando a vagare senza
meta lungo il fiume Po. Nel 1937 fu ricoverato in manicomio a Reggio Emilia
per atti di autolesionismo. Nel 1941 lo scultore Andrea Mozzali lo fece
dimettere dall'ospedale psichiatrico e lo ospitò a casa sua a Guastalla,
vicino a Reggio Emilia. Durante la guerra fece da interprete per le truppe
tedesche. Nel 1945 fu internato in manicomio per aver picchiato un militare
tedesco e vi rimase per tre anni. Nel 1948 iniziò a dipingere più
intensamente, e giornalisti, critici e mercanti d'arte iniziarono a interessarsi
a lui. Nel 1957 Severo Boschi, "firma" de Il Resto del Carlino,
e il noto fotoreporter Aldo Ferrari si recarono a Gualtieri per incontrarlo:
ne scaturì un servizio sul quotidiano e immagini tuttora notissime.
Nel 1961 fu allestita la sua prima mostra personale alla Galleria La Barcaccia
di Roma. Ebbe un incidente di motocicletta e l'anno successivo fu colpito
da paresi. Guastalla gli dedicò una grande mostra antologica. Chiese
di essere battezzato e cremato, morì il 27 maggio 1965. Riposa
nel cimitero di Gualtieri, sulla sua lapide la maschera funebre in bronzo
ad opera di Mozzali. Fu denominato Al Matt (il matto) o Al tedesch (il
tedesco). Nel 1965, all'indomani della sua morte, gli venne dedicata una
retrospettiva nell'ambito della IX Quadriennale di Roma. Sulla sua vita,
il regista Salvatore Nocita realizzò nel 1977 per la RAI uno sceneggiato,
Ligabue, con Flavio Bucci nella parte dell'artista. Al Palazzo Reale di
Milano si è svolta una mostra monografica sul pittore. Iniziata
il 20 giugno 2008, è terminata il 4 novembre 2008.
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