Édouard Manet nacque a Parigi nel 1832 in una famiglia ricca
e influente. La madre, Eugénie-Desirée Fournier, era la
figlia del principe di Svezia, Charles Bernadotte, dal quale discendono
gli odierni principi svedesi. Il padre, Auguste Manet, era un giudice
che avrebbe voluto che Édouard intraprendesse la sua stessa carriera.
Lo zio, Charles Fournier, lo portava a visitare il Louvre. Il giovane
presto espresse il desiderio di entrare alla prestigiosa École
des Beaux-Arts, ma come risposta, il genitore lo fece imbarcare su una
nave. Il viaggio, che durò più di un anno, fortificò
ancor di più le aspirazioni di Manet, che al ritorno ottenne finalmente
il permesso di studiare arte presso il celebre pittore Thomas Couture,
che aveva ottenuto successo al Salon nel 1850. Lo stile accademico e banalissimo
di Couture, però, mal si sarebbero adattati all'indole del giovane
Manet, che lasciò il suo maestro polemicamente, dopo sei anni.
Passato all'Academie, ebbe modo di seguire le lezioni del celebre Léon
Bonnat, e di lì a poco conobbe i suoi futuri compagni impressionisti
(Monet, Sisley, Cézanne, Pissarro) ed i letterati ad essi legati
(Émile Zola e Stéphane Mallarmé su tutti), coi quali
strinse durevoli amicizie.
Olympia Viaggiò in Germania, Italia, Spagna e Olanda dove conobbe
le opere di Frans Hals, Diego Velázquez e Francisco Goya. Divenne
amico degli impressionisti Edgar Degas, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir,
Alfred Sisley, Paul Cézanne e Camille Pissarro, attraverso la pittrice
Berthe Morisot, che introdusse l'artista nel gruppo. La Morisot convinse
Manet a dedicarsi alla pittura en-plein-air, conosciuta grazie a Jean-Baptiste
Camille Corot: fu anche fonte di ispirazione per alcuni spunti tecnici
che l'artista introdusse nelle proprie opere. Nel 1874 Berthe sposò
il fratello di Manet, Eugène. Nel 1863 Édouard sposò
Suzanne Leenhoff, una pianista olandese sua coetanea, con la quale aveva
già una relazione da dieci anni: Suzanne era stata assunta dal
padre di Manet per insegnare a suonare il pianoforte ad Edouard e al fratello
minore. Nel 1852 Suzanne ebbe un figlio al di fuori del matrimonio, Leon
Koella Leenhoff, il cui padre avrebbe potuto essere uno dei fratelli Manet.
Il ragazzo posò più volte per l'artista. Nel 1881, su suggerimento
di Antonin Proust, amico dell'artista, il governo francese insignì
Manet della Legion d'onore. Manet morì per sifilide e reumatismi
non curati, contratti a quarant'anni (o, secondo alcuni, addirittura in
gioventù, quando era imbarcato sulla nave). La malattia gli causò
forti dolori e una parziale paralisi negli ultimi anni di vita. Il 6 aprile
1883, dopo un estenuante tira-e-molla, gli venne amputato il piede sinistro,
ma l'operazione non servì a risparmiarlo dalla morte, che sopraggiunse
quasi un mese dopo, il 30 aprile 1883, dopo un'interminabile agonia sfociata
nel coma. Le sue ultime parole prima di perdere conoscenza e sprofondare
nel coma, furono di rimpianto per l'ostilità del suo avversario
Cabanel: "Sta bene, quello!". Venne sepolto nel Cimitero di
Passy, ed accanto a lui, anni dopo, saranno sepolti sia il fratello Eugène
che Berthe Morisot.
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