Munch è il pittore dell'angoscia: gli unici temi che lo interessano
sono la passione, la vita e la morte. L'ombra della morte lo accompagnerà
lungo l'arco della sua intera esistenza: muore la madre, mentre è
ancora bambino e, adolescente, assiste alla morte della giovane sorella,
logorata dalla tisi. Questi episodi acuiranno la sua sensibilità
nervosa, e ne influenzeranno già i primi quadri. Frequenta l'Accademia
di belle arti di Oslo (l'allora Christiania), anche grazie a una borsa
di studio vinta per le sue capacità tecniche tutt'altro che comuni.
Frequenta l'ambiente bohemien di Oslo nel pieno del suo fermento culturale
(non si dimentichi che lo stesso Henrik Ibsen ne fece parte). Finita l'Accademia,
si reca a Parigi, dove già le sue idee innovative si fanno più
vive e forti, fino a delinearsi in un quadro come "Madonna (la donna
non la Madre di Christo), che, alla sua prima mostra parigina, scandalizza
l'intera opinione pubblica da un lato, e attira comunque una piccola frangia
di giovani artisti, dall'altro. L'uso dei colori, la potenza dei suoi
rossi (non si dimentichi che spesso Munch usa per la campitura dei quadri
un nero perlaceo), la lucidità violenta con cui tratta i suoi temi,
lo porteranno ad essere il precursore, se non il primo degli espressionisti
(escludendo chi lo era ante litteram, Vincent Van Gogh) La fama non gli
concede la felicità; cerca di attutire la sensibilità con
l'abuso di alcool; il periodo è travagliato, e si ricovera in una
casa di cura per malattie nervose. Famosa è una sua foto in cui
seduto in un giardino, sferruzza con della lana (una cura distensiva per
chi soffriva di malattie nervose). Nel 1892 Munch espone a Berlino una
cinquantina di suoi dipinti e il giudizio della critica è così
drastico che dopo una sola settimana la mostra viene sospesa.
Nel 1914 i tempi sono ormai maturi affinché la sua arte, anche
se mai del tutto compresa, venga accettata anche dalla critica. Membro
dell'Accademia tedesca delle Arti e socio onorario dell'Accademia bavarese
di Arti figurative, nel 1937 Munch conosce le prime persecuzioni naziste.
Il regime hitleriano definisce degenerate ben 82 opere dell'artista esposte
nei vari musei pubblici della Germania e ne dispone la vendita. Nel 1940,
quando i Tedeschi invadono la Norvegia, l'artista rifiuta qualsiasi contatto
con gli invasori. Quando morì, nel 1944, lasciò tutti i
suoi beni e le sue opere al municipio della capitale che nel 1963, in
occasione del centenario della nascita, gli dedica un apposito museo:
il Munch Museet. La collezione più importante del suo lavoro si
trova al Museo Munch a Tøyen (Oslo, Norvegia), dove si trova anche
la serie Il fregio della vita che Munch realizzò intorno alla fine
del XIX secolo, e cerca di dare conto della sua visione vitale, intesa
come il rigenerarsi di amore morte, dipingendo tele enormi. Alcuni dei
suoi dipinti sono nella Galleria Nazionale della capitale norvegese, da
ricordare un sole enorme, tela che accoglie gli studenti dell'Università
di Oslo.
|