Il sistema pittorico di Seurat: la mescolanza ottica
Seurat, intendendo portare a risoluzione gli studi sui rapporti cromatici,
costruì un disco cromatico, ossia un cerchio sulla cui corona esterna
riporta i tutti i colori prismatici e intermedi. La sequenza, di ventidue
colori, inizia con il colore blu, proseguendo con: blu oltremare, oltremare
artificiale, viola, porpora, rosso porpora, carminio, rosso spurio, vermiglione,
minio, arancio, giallo arancio, giallo, giallo verde, verde, verde smeraldo,
blu molto verde, blu verde cianico, blu verde, blu cianico I e blu cianico
II, che si riunisce al blu di partenza. In questo modo il colore opposto
a ciascun altro, rispetto al centro del cerchio, era individuato come
il colore complementare.
Il disco venne ottenuto prendendo come base di partenza i tre colori primari,
rosso, giallo e blu, e i tre colori composti, l'arancio, che è
il complementare del blu essendo l'unione del rosso e del giallo, il verde,
che è il complementare del rosso in quanto unione del giallo e
del blu, e il viola, complementare del giallo in quanto unione del rosso
e del blu. L'interesse di Seurat nell'individuare l'esatto complementare
di ogni colore consiste nel fatto che ogni colore si intensifica se viene
avvicinato al suo complementare e si annulla quando viene mescolato con
quello, formando un grigio di particolare tonalità a seconda della
proporzione della loro mescolanza. Inoltre, due colori non complementari
non «stanno bene» insieme se avvicinati, ma risultano invece
armonici se sono separati da una tinta bianca, mentre due tinte dello
stesso colore ma di diversa intensità, avvicinate fra loro, hanno
la caratteristica di dare sia un contrasto, dovuto proprio alla loro differente
intensità, che un'armonia, grazie al loro tono uniforme.
Per rappresentare un determinato oggetto, Seurat utilizzava innanzi tutto
il colore che l'oggetto avrebbe se fosse sottoposto a luce bianca, cioè
il colore privo di qualunque riflesso; poi lo «acromatizzava»,
ossia modificava il colore di base con il colore della luce solare che
vi si rifletteva, poi con il colore della luce assorbita e riflessa, quindi
con il colore della luce riflessa dagli oggetti vicini e, infine, con
i colori complementari di quelli utilizzati. Poiché la luce che
noi percepiamo è sempre il risultato di una combinazione di colori
determinati, questi colori dovevano essere riuniti nella tela non mescolati
fra di loro, ma separati e strettamente avvicinati mediante leggeri colpi
di pennello: secondo il principio della mescolanza ottica, teorizzata
dal fisiologo Heinrich Dove, l'osservatore, posto a una determinata distanza
dalla tela dipinta - una distanza variabile a seconda dalla grossezza
dei puntini colorati - non vede più separati questi punti colorati,
ma li vede fusi in un unico colore, che è la loro risultante ottica
impressa sulla retina dell'occhio. Il vantaggio di tale nuova tecnica
sarebbe consistita, secondo Seurat, nel produrre immagini molto più
intense e luminose rispetto alla tradizionale stesura sulla tela di tinte
preventivamente mescolate tra di loro sulla tavolozza. La tecnica a puntini
è l'elemento essenziale della pittura di Seurat, mediante la quale
si raggiunge la mescolanza ottica dei colori: Seurat non chiamò
puntinismo ma «cromo-luminarismo» o «divisionismo»
la sua concezione tecnico-artistica che tuttavia verrà definita
da lì a poco, nel 1886, dal critico Félix Fénéon,
con il nome di «Neoimpressionismo», per sottolineare la differenza
tra l'Impressionismo originario, «romantico», e il nuovo Impressionismo
«scientifico». Così come l'avvento della tecnica fotografica
aveva dato precisione alla riproduzione delle figure e delle cose, anche
la pittura doveva presentarsi come tecnica di precisione, sulla base delle
proposizioni della scienza
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